Genova e altro: privatizzare conviene, ma non è un pranzo di gala
Le privatizzazioni sono uno strumento fondamentale per promuovere la concorrenza e abbattere il debito pubblico, ma sono sempre possibili? Le proteste dei lavoratori di Amt, la municipalizzata del trasporto pubblico a Genova che martedì hanno invaso il consiglio comunale, forniscono una dimostrazione sia delle difficoltà di un simile approccio, sia delle gravi responsabilità politiche e sindacali del passato. di Simona Benedettini e Carlo Stagnaro Leggi anche Saccomanni a Bruxelles: "Nessuna modifica alla legge di stabilità"
12 AGO 20

Il leader del Movimento Cinque Stelle, Beppe Grillo, si è unito alla protesta dei lavoratori Amt, l'azienda municipalizzata del trasporti di Genova, al quarto giorno consecutivo di sciopero selvaggio contro l'ipotesi di privatizzazione. Grillo ha raggiunto il corteo dei manifestanti in piazza Corvetto per esprimere loro la propria solidarietà e si è unito al corteo. "La vostra lotta è un segnale importante. E' una battaglia epocale che deve partire da qui per estendersi a tutta Italia. Sarà una lotta all'ultimo sangue: ci giochiamo tutto da Genova".
Le privatizzazioni sono uno strumento fondamentale per promuovere la concorrenza e abbattere il debito pubblico, ma sono sempre possibili? Le proteste dei lavoratori di Amt, la municipalizzata del trasporto pubblico a Genova che martedì hanno invaso il consiglio comunale, forniscono una dimostrazione sia delle difficoltà di un simile approccio, sia delle gravi responsabilità politiche e sindacali del passato. Amt è tecnicamente fallita, a dispetto dei 600 milioni di euro bruciati in questi anni, secondo la ricostruzione di Daniele Grillo e Roberto Sculli del Secolo XIX. Se fosse privata, avrebbe già portato i libri in tribunale. Il disastro è presto spiegato: la struttura dei costi dell’azienda, in particolare per il personale, è incompatibile con un vincolo di bilancio sempre più stretto. I costi di produzione unitari, come mostra uno studio dell’Istituto Bruno Leoni, sono quasi doppi rispetto alla media delle altre società liguri. Non solo: nello scorso decennio, Amt – a dispetto dei minori trasferimenti degli ultimi anni – ha potuto godere di fondi sempre più generosi, e ciò nonostante ha tagliato il servizio nella misura più consistente. Questa continua distruzione di risorse ha impedito gli investimenti, causando una flotta vecchia con elevati consumi e costi di manutenzione. Di fronte a una situazione del genere, non c’è privatizzazione che tenga: ed è paradossale che lo scontro tra il sindaco della Lanterna, Marco Doria, e i sindacati che pure lo avevano sostenuto entusiasticamente, si giochi tutto nel nome di una delibera (di matrice Pd) che sulle privatizzazioni è timida e vaga. Privatizzare, come ha ricordato Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera, è un formidabile strumento di efficienza: ma non esiste privato con la facoltà di pronunciare un “alzati Lazzaro” di fronte a una società morente.
Tanto meno se, come generalmente accade nella cessione parziale di municipalizzate, viene posto il vincolo dei livelli occupazionali esistenti. Organici sovradimensionati e continui cedimenti alle pretese dei sindacati sono le principali cause del male. L’ennesima bandiera bianca alzata da Doria, che ieri si è impegnato a mantenere Amt in quota al comune, evidenzia l’assoluta inadeguatezza dell’azionista pubblico, specie nel rapporto con la controparte sindacale. L’origine profonda del problema sta proprio negli assetti proprietari. A differenza di un azionista privato, quello pubblico ha poco interesse a creare valore: gli attivi di bilancio produrranno pochi benefici diretti. Al contrario, la possibilità di remunerare i fornitori a prezzi sopra quelli di mercato, coccolare i sindacati e assumere personale in eccesso, sono tutti strumenti volti alla creazione di consenso, perché favoriscono gruppi limitati di individui i quali si sentiranno poi in dovere di ricambiare fornendo sostegno politico-elettorale.
Inoltre, in un’azienda pubblica i manager si appropriano di una frazione inferiore dei rendimenti derivanti dagli investimenti in qualità ed efficienza del servizio. Da qui, il minore incentivo nelle imprese pubbliche a investire fatica e risorse in questa direzione. Un recente studio di Andrea Boitani, Marcella Nicolini e Carlo Scarpa conferma questo fenomeno e aggiunge che quando il servizio è svolto da operatori selezionati attraverso gare competitive il livello di efficienza è maggiore rispetto a quello del servizio erogato da operatori scelti attraverso procedura negoziata. Salvare il trasporto locale può richiedere sacrificare le aziende storiche (e viceversa). Occorre, cioè, cambiare paradigma: affidare il servizio tramite gara ad attori privati. Nel caso specifico, probabilmente non c’è alternativa al fallimento, per rinegoziare con i lavoratori nuovi contratti “alla Marchionne”. Con la consapevolezza che questo implica pesanti costi politici, tensioni sociali e probabilmente la necessità per le amministrazioni pubbliche di accollarsi buona parte dei debiti da esse stesse causati. Cinque anni fa si potevano forse sviluppare soluzioni fluide. Ormai è troppo tardi per qualunque via d’uscita non traumatica.
di Simona Benedettini e Carlo Stagnaro